Debiti, fondi rischi e TFR: la parte destra da vicino

L’agenda di Acchia Beauty Center è piena da mesi, e Sofia ha smesso di fingere di farcela da sola: a marzo assume Giulia, estetista, full-time. È una bella giornata — e, contabilmente, è il giorno in cui nella fotografia di Sofia entra una famiglia di abitanti nuovi: i debiti che maturano in silenzio.

Finora la parte destra dello stato patrimoniale era semplice: il mutuo della banca, i fornitori da pagare, l’IVA da versare. Debiti certi: si sa quanto, si sa a chi, si sa quando. Questa lezione aggiunge gli altri due piani del palazzo: i debiti che crescono ogni mese senza che nessuno mandi una fattura, e i rischi che forse diventeranno debiti.

Il TFR: lo stipendio che matura in silenzio

Ogni mese, oltre allo stipendio che Giulia vede in busta paga, matura un pezzo di stipendio che non vede: il trattamento di fine rapporto. È una liquidazione differita — Giulia la incasserà quando il rapporto finirà, tra un anno o tra vent’anni — ma matura adesso, mese dopo mese di lavoro.

La regola di calcolo è fissata dalla legge ed è di una semplicità sorprendente: la retribuzione annua divisa per 13,5 — circa una mensilità l’anno. Giulia ha una retribuzione annua di 22.000 €:

TFR di Giulia, anno per anno
Retribuzione annua22.000
Quota TFR maturata nell’anno (22.000 / 13,5)≈ 1.630

E ora il punto che è pura lezione 7: quei 1.630 € sono un costo di quest’anno, anche se usciranno dalla banca chissà quando. Giulia li ha guadagnati lavorando quest’anno: la competenza non guarda il calendario dei pagamenti. Quindi ogni anno il film di Sofia registra il costo, e nella fotografia cresce un debito chiamato fondo TFR — che l’anno prossimo varrà circa 3.260, poi 4.890, e così via finché Giulia resta. Nel Campus consideriamo il caso più semplice, quello di Sofia: un solo dipendente e il TFR che resta in azienda. Nelle aziende più grandi il fondo può non crescere affatto, perché il TFR viene versato mese per mese a un fondo pensione o al Fondo di Tesoreria dell’INPS — la logica del costo di competenza però non cambia. (La legge prevede anche una piccola rivalutazione annua del fondo già accantonato, con una formula fissa: la nominiamo e la lasciamo ai tecnici.)

Il TFR, così come lo conosciamo, è una peculiarità dell’ordinamento italiano: nei bilanci anglosassoni troveresti i “pension costs”, cugini lontani con logiche loro. Se un giorno leggerai il bilancio di un’azienda italiana con mille dipendenti, ora sai perché il fondo TFR è una delle voci più pesanti della parte destra: è lo stipendio silenzioso di tutti, accumulato per anni.

I fondi rischi: quando il debito è un “forse”

A ottobre arriva la lettera di un avvocato: una cliente sostiene che un trattamento le ha causato un’irritazione e chiede 5.000 € di danni. Sofia è tranquilla sul merito, ma il suo legale è onesto: “potremmo perdere”. Domanda da bilancio: questo forse-debito va scritto da qualche parte?

La contabilità risponde con una scala a tre gradini, che è prudenza applicata:

Quanto è probabile perdere?Cosa si fa in bilancio
Probabile, e l’importo è stimabileSi accantona un fondo rischi: costo nel film, debito potenziale nella fotografia
Possibile ma non probabileNiente numeri: se ne parla nella nota integrativa
RemotoNulla — il bilancio non registra le paure

Se il legale dice “probabile, direi 5.000”, Sofia accantona: l’utile dell’anno scende di 5.000 prima che il tribunale decida. Sembra pessimismo; è il principio di prudenza: le perdite probabili si registrano subito, i guadagni solo quando sono certi. Il bilancio è un documento che preferisce le brutte notizie in anticipo alle belle notizie in ritardo.

Un fondo non è un salvadanaio

L’errore che fanno quasi tutti, e che tu non farai: “fondo” suona come soldi messi da parte in un cassetto. Non c’è nessun cassetto. Come il fondo ammortamento della lezione 7 era un contatore, il fondo TFR e il fondo rischi sono debiti stimati: righe della parte destra che dicono “questi soldi, prima o poi, usciranno”. La liquidità per pagarli davvero deve stare in banca — ed è un problema di rendiconto (lezione 11), non di fondi.

E una semina per la lezione 20, da segnare: proprio perché i fondi si basano su stime, sono una manopola. Un’azienda che gonfia i fondi negli anni d’oro e li “scioglie” negli anni magri sta stirando l’utile come una camicia. Si chiama anche contabilità del barattolo di biscotti — e la riconoscerai.

L’ancora normativa. TFR: art. 2120 del Codice Civile (calcolo e rivalutazione annua del fondo). Fondi per rischi e oneri: OIC 31 — si stanziano solo a fronte di perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, con importo o data indeterminati alla chiusura dell’esercizio.

Semplificazione dichiarata. Del TFR abbiamo mostrato la quota che matura, non la rivalutazione annua del fondo (formula di legge: la lasciamo citata e basta) né la scelta del lavoratore di destinarlo alla previdenza complementare. Dei fondi rischi, tralasciamo i fondi oneri “gemelli” (manutenzioni cicliche e simili): stessa logica, casi da manuale.

In sintesi

La parte destra ha tre piani: debiti certi, debiti che maturano in silenzio (il TFR: circa una mensilità l’anno, costo di competenza oggi anche se si paga tra dieci anni), e rischi che si accantonano solo se probabili e stimabili. E nessun fondo è un salvadanaio: sono contatori di debiti futuri, non soldi in un cassetto.

Mettiti alla prova

Quattro domande pescate a caso dalle dieci di questa lezione. Quattro giuste: medaglia d’oro. Zero: medaglia di legno (esiste, e fa riflettere).